martedì 17 dicembre 2013

Solo un abbraccio

Mi sento depressa oggi.
Dovrei uscire a comprare un regalo per un mio amico ma non ce la faccio.
Potrei andare a fare shopping con le mie coinquiline ma non ce la faccio.
Stasera poi potrei andare a pattinare sempre con le mie coinquiline e tanta altra gente ma, di nuovo, non ce la faccio.
E non li raggiungerò nemmeno a cena, chiaro.
Me ne sto qui stesa sul divano, lo stomaco pieno di merda che io mangio senza un motivo.
Sto ingrassando cazzo, lo so.
Cosa mi sta succedendo?
La gente spesso non si rende conto di quanto sia faticoso per una persona che si sente depressa (o e' clinicamente depressa) fare le cose piu' semplici.
Quanto pesa.
E non ho una reale motivazione per sentirmi cosi' eppure evito la gente.
Voglio stare sempre da sola, non mi trovo molto bene con gli altri... piu' che altro non mi diverto molto.
Sono sempre stata un po' particolare, mai piaciute feste e discoteche.
Per me divertirmi significa una cena con il mio fidanzato, cucinare, un buon libro, la musica al buio nella vasca da bagno, un film con il mio ragazzo, leggere argomenti che mi incuriosiscono, parlare.
Una bella passeggiata con la neve.
O camminare, da sola, quando non mi sento depressa.
Sono solitaria o sono diventata solitaria?
Non mi piacciono gli altri... almeno la maggior parte di loro.
Io non mi diverto a giocare a carte.
Non rido per niente, si, rido ma non ho la risata facile come un tempo o, di certo, non cel'ho oggi.
Mi sento un po' triste per non essere come gli altri.
Una volta vidi un film dove si diceva che i primi sono destinati a vivere in solitudine.
Io non sono prima in assolutamente niente, non lo sono mai stata, ma sono originale? Particolare? Non so, una cosa del genere.
Bene io sono un po' come la protagonista perche' anche i diversi sono destinati alla solitudine.
Io non ne ho paura, sono sempre stata sola.
Da piccola passavo pomeriggi interi da sola: mio padre lavorava, mia madre aveva da fare, le mie sorelle o non c'erano o stavano chiuse in camera a studiare.
Io giocavo da sola e mi trovavo bene pero' mi fa ridere quando le persone affermano che i figli unici sono soli.
"Non solo loro'' vorrei rispondergli.
Quando ero una bambina forse avrei desiderato piu' compagnia, anzi, e' certo.
Mi affezionavo molto alle baby-sitter che venivano da noi.
Cen'era una in particolare a cui ho voluto molto bene, si chiamava Milena. Veniva quando non andavo nemmeno alle elementari.
Era una studentessa, mora, non bella ma all'epoca era una cosa che nemmeno consideravo, per i bambini tutti sono belli.
Con lei facevamo dei giochi, una volta disegnammo delle decorazioni per le finestre.
Era un prato verde con le lumache e gli alberi. Poi li incollammo al vetro.
Mi divertii molto.
Un giorno Milena non venne piu'.
Sparita.
Puff.
Si era licenziata e mia mamma le offri' anche piu' soldi ma non torno' mai.
Io ho sofferto la sua mancanza, ho provato nostalgia.
A volte la sognavo.
Poi sono cresciuta e non ci ho piu' pensato ma non ho mai dimenticato.
Dopo ci fu Pasqualina, un'altra baby-sitter. Ero un po' piu' grande a quel punto, facevo le elementari.
Pasqualina era rossa e bella, almeno la ricordo cosi'.
Dolce e simpatica, anche con lei mi divertivo molto.
Poi pero' si sposo' e non venne piu' da noi.
Anche lei mi manco' molto.
Ora sono qui, non ci sono piu' baby-sitter.
Le mancanze non sono state colmate.
Ho molta paura dell'abbandono, ho problemi a fidarmi degli altri, ho molto bisogno di affetto.
A volte me lo scordo.
Nel centro per DCA dove vado a volte le persone mi abbracciano o mi danno una pacca sulla spalla.
Mi si riempono gli occhi di lacrime, non ci sono abituata.
I miei genitori sono stati abbastanza affettuosi, con il mio fidanzato ci coccoliamo tantissimo eppure forse non basta, non so.
Fatto sta che quegli abbracci mi commuovono e mi imbarazzano.
Io non ho nessun contatto fisico con i miei pochi amici, non mi riesce.
Ogni volta che qualcuno mi abbraccia mi irrigidisco.
Forse quando dentro, inconsciamente, desideriamo tanto una cosa poi l'allontaniamo, senza nemmeno esserne consapevoli.
Ho notato che spesso le persone molto sole sono le piu' restiee al contatto fisico eppure... sono certa che non desiderano niente come una pacca sulla spalla o un abbraccio.
Quando al centro per DCA la direttrice mi abbraccio', quel gesto di affetto dato da una sconosciuta per me significo' solo questo: sono vicina al tuo dolore.
Dolore di cosa?
Non lo so. O forse i dolori sono troppi per riassumerli in un'unica parola.
Nascere sensibili e' una maledizione, per me. Sei destinato a soffrire piu' degli altri.
E c'e' chi vedendomi potrebbe pensare che ho tutto e non mi manca niente.... certi vuoti restano e non se ne vanno.
Stanno dentro di noi e ci restano.
Alcune ferite non guariscono.
Dobbiamo volerci bene tra di noi perche' siamo tutte/i sulla stessa barca.
Vorrei darvi unn abbraccio, di quelli che dicono "sono vicina al tuo dolore".
Ciao a tutte/i ... siate felici.

P.s. scusate, solito problema con gli accenti.

8 commenti:

  1. a volte lasciare i propri piccoli con le baby-sitter potrebbe sembrare un ottima idea ma poi leggendoti capisco che non è così... che uno stupido licenziamento per una piccola bambina persa nella sua solitudine non è poi così stupido... mi dispiace per la tua solitudine... a olte la provo anche io a casa, sto sempre sola quasi 24 ore su 24.. e quando torna mia madre e magari le racconto qualcosa nemmeno mi ascolta persa nella sua stanchezza.... cavolo... se stessimo bene con noi stesse magari non ci sarebbe bisogno di avere qualcuno accanto... almeno credo...

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    1. Sfondi un portone con tua madre...pure io quando parlo non vengo mia ascoltata o meglio mia mamma mi fissa con lo sguardo annebbiato..pensa ai cavoli suoi per farla breve.

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  2. Cara Bianca mi hanno molto toccato le parole di questo post...e non posso che ricambiare questo tuo abbraccio vortuale con tutto il cuore <3.
    Ti abbraccio forte,
    Jane.

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  3. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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    1. Ahahaha grazie, ricambio, specialmente l'appiccicoso!

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  4. So molto bene cosa significhi sentirsi impotenti davanti alla vita, ed imparo a conoscere questa sensazione ogni giorno di più. A volte passo le mie giornate a fissare semplicemente il vuoto. Non riesco ad alzarmi dal divano. Non riesco ad andare a prendere un bicchiere d'acqua. L'unica cosa che mi riesce, in quei momenti, è desiderare, ma comunque nulla di positivo, perché desidererei solo chiudere gli occhi e riaprirli il giorno dopo, per non dire mai più. Io so che dentro di me la vita esiste, che vorrebbe tanto uscire ed a volte ci prova, ma non ci riesce... Non ho mai letto parole che descrivessero tanto bene quella che è la mia condizione di tutti i giorni. E per quanto riguarda gli abbracci, anch'io piangerei molto volentieri quando me ne viene dato uno... ma è così raro che succeda, perché ho questa dannata paura dei contatti fisici che mi fa mantenere le distanze. L'unica persona che abbraccio senza provare vergogna o paura è il mio fidanzato. Ma come hai detto tu, forse non basta. Noi abbiamo bisogno di riconciliarci col mondo. Ecco cosa.

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    1. Carissima Oleandro, mi dispiace sapere che a volte ti sei sentita come me ma vedi, io ora sto molto meglio, ho dato un esame, non ho più avuto quella brutta sensazione...e sai perché? perché prima o poi passa e passa grazie a noi, alla nostra volontà di andare avanti e non farci abbattere.
      Forse dovresti fare dei piccoli passi per il contatto fisico con gli altri...buttarti. Non mi vergogno a dire che a volte quando le persone mi toccano io chiudo gli occhi...come se facessi un salto nel vuoto.
      Prova anche tu, sono certa che ce la puoi fare...migliorerai, non smettere di sperare.

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